
Toccò a me, in un radioso mattino di 40 anni addietro era esattamente il 23 settembre
1966 ricordare a cinque anni dalla scomparsa la nobile figura del Prof. Giuseppe
Ferruccio Montesano in concomitanza con l’apposizione del suo busto all’esterno
dell’edifico che accoglieva la allora Scuola caricata intestata al suo nome. Non
mi fu facile contenere l’emozione provata nel confronti della sua carismatica figura
di caposcuola della neurologia infantile, cui aveva dedicato il meglio della propria
appassionata ed appassionante fatica, riservando fin dal 1938 e per oltre un ventennio
alla incipiente Villa Silvia la preziosità dei suoi insegnamenti, la validità e
l’originalità, delle sue teorie, la partecipe vicinanza ad una istituzione che muoveva
i primi passi, e che oggi più che mai il mio commosso ricordo risale a quando, poco
più che un ragazzo, ebbi il privilegio di conoscere la personalità il cui nome venne
suggerito dalla dottoressa Rovigatti sua allieva, che fino alla fine seguì i nostri
Villasilviani.
Mio padre, convinto sostenitore dell ’impegno sociale per il recupero
dei ragazzi mentalmente disturbati al punto di dar vita, sorretto dalla piena condivisione
dei soci alla creazione di Villa Silvia inaugurata come Istituto Medico-Pedagogico
nel maggio del 1940 (ma embrionalmente strutturata due anni prima in nuovi locali
della Materdomini), rimase affascinato dalla disponibilità, dalla dedizione, dalla
conoscenza delle specifiche problematiche manifestate dall' ’insigne scienziato
che, pur dimorando a Roma, si portava frequentemente a Roccapiemonte, anche dopo
il compimento degli ottant’anni, prodigandosi nell’attento esame ~sio-psichico di
ogni giovane ospite e suggerendo per ciascuno le appropriate terapie e i singoli
trattamenti. Personalmente io ero colpito dalla sua innata modestia, dalla sua distaccata
ironia, dalla sua sobria eleganza e dal sereno sorriso irradiato dal suo volto di
antico saggio, ma più ancora dalla sua comunicativa umanità che lo identificava
con la Dantesca “buona e cara."