Centro medico di riabilitazione Villa Silvia

 
Caro Riccardo, ma é ancora possibile la riabilitazione?
Ho guardato con attenzione gli splendidi filmati che i tuoi collaboratori hanno raccolto e montato con estrema professionalitá. Credo che non potrà sfuggire, anche a chi vedrà i filmati senza avere partecipato alle giornate di studio, il notevole interesse riabilitativo che rivestono dal punto di vista tecnico: io che parlo di ipotesi, di problemi, di esercizi, e di scienza del recupero e delle sue basi teorico-pratiche, di un diverso riabilitare. Spero inoltre che anche loro apprezzeranno, come abbiamo fatto noi, l’atmosfera di quei giorni, che va al di lá delle cose dette e degli argomenti trattati: intorno a me, tanti riabilitatori giovani  e anche meno giovani (che è anche piú bello) che stanno attenti, che prendono appunti, che partecipano.
Ricordo anch’io di aver sentito in tanti l’entusiasmo per la scoperta che un mestiere, imparato come somma di manovre routinarie, banali, scontate, poteva trasformarsi in una professione significativa e degna dal punto di vista scientifico e da quello umano.
Troppo bello per essere vero, anche se é stato vero!
Ma quanti, tornati in palestra, potranno dedicarsi a riflettere su quanto in quei giorni era loro parso tanto significativo e a mettere in pratica quello che era oggetto di tanta elaborazione e di tanto entusiasmo. Quanti tornati alle loro palestre potranno dedicarsi alla applicazione dei concetti vissuti con tanta passione….
Dalla diaschisi allo specifico motorio, dall’esercizio come problema all’ipotesi percettiva, senza essere annientati dai DGR, dai budget, dai sessanti giorni e via, senza che le loro nuove conoscenze siano ingoiate dalle prescrizioni disarmanti, dalle necessità vere e false di tutti i giorni ….
Quanti si dovranno limitare a pensare con rimpianto, che esiste un’isola felice chiamata esercizio terapeutico conoscitivo, all’interno della quale si puó osservare, enunciare elementi predittivi, elaborare modificazioni attese, proporre esercizi con modalitá, contenuti ed obiettivi coerenti, e poi studiare, provare e discutere….e poi ricominciare….. Proprio per questo, parafrasando, indegnamente, il poeta, ti ho chiesto “ma è ancora possibile la riabilitazione???” E continuando … “nella attuale civiltà consumistica”“nella civiltà dei robot” quale puó essere la sorte della riabilitazione?
Di una riabilitazione che sia davvero tale e che si proponga come si vede nei filmati, come scienza del recupero, e non semplicemente come un “far muovere il malato purchessia”.
Certo…. Il movimento é una necessitá biologica, muoversi fa bene lo dice anche la televisione, lo suggeriscono tutti i rotocalchi… ma la riabilitazione è qualcosa di diverso, non si accontenta dell’aumento della forza di qualche muscolo, o, quando va bene, di qualche modificazione tra quelle concesse spontaneamente dalla biologia.
La riabilitazione, se ci pensi bene, é proprio una sfida alla biologia, che piú di tanto non vorrebbe concedere, sfida che richiede il massimo impegno di studio e la massima dedizione operativa, e che non sempre, purtroppo, ci vede vincenti … ma che vale la pensa di ingaggiare in nome del nostro essere uomini.
E allora… é ancora possibile la riabilitazione? Io lo domanderei a tutti quelli che sono stati presenti alle lezioni e a quelli che ne vedranno le registrazioni seduti davanti al video, forse con minor coinvolgimento emotivo, ma con piú serena meditazione, magari col conforto, di tesi di accompagnamento e di bibliografie ragionate. La riabilitazione é ancora possibile… certo, e lo sarà tanto più quanto maggiore sará il numero di coloro che vivranno come propria questa sfida, l’unica che può condurre la riabilitazione a divenire la scienza del recupero.
E, soprattutto, quanto maggiore sará il numero di coloro che, come noi, si renderanno conto che l’impegno del riabilitare non é che una parte di quello piú generale per una vita piú degna di essere vissuta tutti insieme.
 
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